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Rinascere dai versi

CAMMINARE
Continuo a camminare nella neve
aspettando
di calpestare fiori!

   Mi sono avvicinata alla Poesia come ci si avvicina ad un piccolo e delicato fiore di campo;
   con molta leggerezza, meraviglia e desiderio di contemplazione. L’ho ammirata per la sua semplicità e l’ho sentita parte di me come se nelle vene tale pulsione mi appartenesse.
   Ho preso il seme di questo fiore, l’ho radicato con responsabilità dentro la mia anima ed ora lo sto alimentando e proteggendo perché possa, un giorno, fiorire.

   E’ possibile “rinascere” attraverso la poesia?
Potrà sembrare una domanda banale oppure presuntuosa, ma per quanto mi riguarda avendo sperimentato tale processo su me stessa sono convintissima, Si!
   La gioia di una “rinascita” personale mi ha spinto a condividere questa testimonianza, ho, infatti, provato gli effetti terapeutici della poesia intesa non solo come produzione creativa, ma soprattutto come strumento di socializzazione e di rigenerazione psicologica.
Quando adolescente, dopo la perdita improvvisa di mio Padre, il dolore mi ha travolto celandosi nei miei abissi, mi sono aggrappata alla poesia “come alla salvezza di un corrimano” ( Wislawa Szymborska), mi sono aggrappata a me stessa.
   L’unico modo per liberarmi da quel profondo dolore è stato quello di farlo uscire intrappolandolo su fogli bianchi, come sputare veleno logorante, per potermi confrontare con lui e chiedere “ Perché?”. Il veleno si trasformava in inchiostro, prendeva altra forma, altra consistenza e io riprendevo respiro.
Così esprimendomi attraverso l’arte poetica essa acquistava possibilità di trasformare i miei ricordi e il mio dolore, da eventi tristi ed angoscianti, in atti con diverso significato e quindi con un diverso effetto emotivo, liberatorio, creativo.
   Attraverso la poesia mi riappropriavo degli strumenti espressivi che il dolore aveva sepolto. Diventavo osservatrice di me stessa e dei moti del mio animo, affidando a carta e penna il mio mondo interiore.
Io che non ero riuscita a salvare mio Padre dalla morte ero in grado, ora, di farlo rivivere all’interno dei miei versi e questo mi dava forza, mi incoraggiava a continuare, perché ero consapevole di essere viva e di avere delle possibilità per continuare ad Amare il Dono della Vita.
    Era come se attraverso la Poesia fossi potuta giungere ad una dimensione Spirituale che permetteva alla mia interiorità di ricucirsi, di ritornare, dopo un lungo processo di elaborazione, ad essere integra.
La poesia è stata da me vissuta come una terapia, attraverso le metafore mi riavvicinavo alla Vita e condividendo i miei scritti mi aprivo all’Altro in una nuova dimensione.
   Nella poesia mi sono rifugiata e ritrovata.
I versi creati diventavano un mezzo per continuare a sognare, se con un “sogno” intendiamo poter trascendere tutto ciò che è fisico per poter toccare anche ciò che è metafisico.
   L’uomo nasce da un atto creativo, l’atto creativo è alla base della Vita e come tale è testimonianza di rinascita emotiva e spirituale che da speranza.
La Poesia per me è una porta sul cielo, una fiaccola che va ad alimentare una fiamma più grande che è Vita, che si manifesta nella Natura e nell’Arte attraverso i movimenti del corpo-mente e quelli dello Spirito.
L’Arte (poesia, pittura, scultura, musica, danza ecc.) ha bisogno, nei suoi limiti etici ed estetici, di comunicare con gli altri, di parlare alla gente; è necessario condividere le proprie scoperte maturate attraverso il dolore o la gioia perché diventino messaggio e traccia per altri che stanno vivendo esperienze simili.
Ora il mio desiderio di riscatto mi sta portando ad intraprendere un altro percorso che nasce dalla SINERGIA delle Arti.
    Partendo dai miei versi sto sperimentando, grazie alla compagnia Teatrale amatoriale “Fuori di Quinta”, di cui faccio parte, un nuovo processo. Lo scopo è quello di rivivere, all’interno di uno spazio laboratoriale (luogo privilegiato per la messa in atto di un processo di crescita personale e sociale), la poesia attraverso l’utilizzo della teatralità, della musica e della danza. Il risultato è un progetto creativo in cui ogni singolo attore, sul palco, interpreta in modo assolutamente originale e dinamico un testo poetico che esce dai canoni tradizionali, diventando movimento, fluidità e armonia in un rimescolarsi di dolcezza ed energia, musica ed atmosfera, corpo e voce.
   Il desiderio è che questa ricerca non muoia, ma continui e trovi collocazione anche in altri ambienti, con altri gruppi di persone perché è giusto ricordare che la poetoterapia, ma più in generale l’Arte-terapia, va concepita come esperienza di crescita personale e di gruppo.
   E’ estremamente importante continuare a condividere e sperimentare questo tipo di esperienze per dimostrare a tutti che la strada per riscattarsi dalla sofferenza psichica quotidiana è sempre percorribile, concreta e passante attraverso un’esperienza collettiva sia estetica che spirituale.
Ognuno di noi ha in sé tutte le risorse necessarie per affrontare le trame della vita; le Arti sono un grandissimo mezzo per farle affiorare. Con questa consapevolezza nel cuore Vivo con nuovo Slancio.

ATTORE

Luci di scena,
anime sul palco
movimenti leggeri:
voci, equilibri, vibrazioni,
tensioni corporee che si intrecciano
in una danza sinuosa,
sentimenti levati dall’alto
luminosità iridescenti, impalpabili ma piene di energia
accompagnano l’attore sul palco
lì, il suo corpo, la sua mente, il suo spirito
giocano rincorrendosi senza tregua ne pace.

De Col Federica, insegnante laureata in Scienze della Formazione Primaria, autrice di due libri di poesie, esperta in attività ludico espressive, San Gregorio nelle Alpi, Belluno

 

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