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Educare alla teatralità

   Perché fare teatro a scuola? A cosa serve?
Queste sono alcune delle domande che mi vengono poste quando propongo dei laboratori teatrali.
   Per chi opera nella scuola questo, quesito diventa ancora più pesante.
Al teatro, da sempre, è stata riconosciuta un’importante valenza educativa, ma oggi che senso ha? O meglio che senso dare al Teatro nella Scuola odierna?
Essere educatore, oggi, impone d’aiutare l’allievo a diventare persona autentica, in grado di far fronte alle continue contraddizioni, insicurezze e falsi miti che appartengono alla nostra società contemporanea.
   Il Teatro diventa uno strumento indispensabile nella formazione della persona “completa”, in quanto aiuta ad aumentare la consapevolezza di sé, del corpo e delle emozioni che vi abitano; mette in relazione con l’Altro e con il Gruppo: questo è lo scopo della Scuola, questo è lo scopo del Teatro, questo è il significato del Teatro nella Scuola.
Un altro quesito che si pone a noi educatori è: quale tipo di Teatro proporre nella Scuola?
   L’ educazione alla teatralità offre una buona risposta a tale domanda. Uno dei cardini dell’Educazione alla Teatralità è la costruzione dell’“attore-persona”; l’obiettivo principale è lo sviluppo della creatività e della fantasia attraverso il lavoro condotto, su basi scientifiche, dall’attore soggetto su se stesso.
   Da tale premessa deriva necessariamente che la finalità ultima e irrinunciabile perseguita dalla teoria non è quella di trasformare l’uomo in attore-oggetto, plasmandolo in vista della produzione di spettacoli confezionabili e vendibili sul mercato, ma quella di permettergli di valorizzare le sue qualità individuali rispettandone la personalità.
   “L’arte teatrale si fa strumento educativo nella forma del laboratorio. Esso è nato in ambito puramente teatrale come spazio per scoprire e sviluppare la creatività, come occasione per gli attori per potersi sperimentare. In seguito è stato riconosciuto come strumento molto utile in ambito educativo poiché genera una condizione di fiducia necessaria ad una disponibilità relazionale.
Il laboratorio teatrale cerca di incidere su tre dimensioni sostanziali dell’essere umano: la fisicità, la creatività e la socialità. La socializzazione è un momento ineliminabile dell’educazione; il laboratorio si rivolge al gruppo ad un gruppo, luogo entro cui un individuo può rispecchiarsi, confrontarsi, comunicare, condividere stimoli per cambiare e conferme della propria identità.
   Il Setting di un laboratorio di Educazione alla Teatralità, per sua natura, si propone come uno spazio-tempo separato dalla quotidianità. In tale situazione si ha una sospensione della vita quotidiana a favore di un’esplorazione e di una costruzione di modalità diverse non solo di pensare percepire, muoversi, ma anche e soprattutto di interagire; le normali regole che orientano le interazioni sociali e comunicative vengono messe in discussione o comunque ridefinite. Il rimodellamento della sfera esperienziale investe, oltre al corpo, alla mente, al linguaggio, anche le relazioni, o meglio gli schemi di relazione interpersonale. La trasformazione di questi schemi porta ad un’estensione di questo nuovo modello di interazione anche fuori del laboratorio, ossia nella Vita quotidiana.”. ( Cfr Gaetano Oliva, Educazione alla teatralità e formazione – Dai fondamenti del movimento creativo alla formazione, Led, Milano, 2oo5, pp 236-237)
   Come educatrice che opera nel campo, credo fortemente e ho concretamente sperimentato la validità dell’Educazione alla Teatralità in ambito formativo. Il Laboratorio Teatrale ha senso nella Scuola, poiché al suo interno si realizza un processo di crescita e sviluppo della persona.
    Per un educatore alla teatralità diventa fondamentale lavorare sul processo, il prodotto finito non avrà il nome di spettacolo, ma preferibilmente verrà chiamato “progetto creativo”che assumerà un valore relativo rispetto all’intero processo di formazione.
   “La diversità di questa prospettiva rispetto alla teorie tarali più recenti (E. Barba e J. Grotowski), sta proprio nella proprietà da esse accordata alla rappresentazione come oggetto finale del percorso; mentre in questa nuova teoria l’obiettivo finale è lo sviluppo del soggetto”. (Gaetano Oliva, Il Laboratorio teatrale, Led, Milano, 1999).
   Credo e sostengo questa nuova prospettiva, desidero poter continuare a sperimentarla in ambito scolastico e in altri contesti, per dare voce alle straordinarie risorse che sono all’interno di ogni persona.

 

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